[Recensione] La donna del ritratto – Kate Morton

Il sentimentalismo è sdolcinato e stucchevole, mentre la nostalgia è acuta e sincera.
È uno stato d’animo molto profondo, la consapevolezza che il tempo passa senza rimedio e che non è possibile tornare indietro per ritrovare un momento o una persona, o per compiere una scelta diversa.

Entrare in un libro di Kate Morton è come fare un viaggio nel tempo e nello spazio. Lo sanno bene i suoi lettori affezionati. Quelli nuovi invece potranno scoprirlo perdendosi tra le pagine del suo ultimo romanzo, La donna del ritratto (Sperling&Kupfer, 2018,478pg, 19,90€).

1862. Si prospetta un’estate indimenticabile quella che aspetta la giovane comitiva di pittori e modelle che guidata da Edward Radcliff si sta dirigendo a Birchwood Manor. Eppure un brutale omicidio spezzerà per sempre l’idillio del luogo e da quel momento niente sarà più come prima.
2017. Una borsa di pelle con dentro un album da disegno e una vecchia fotografia di una donna bellissima. Quando scopre per caso questi cimeli del XIX secolo, per Elodie, giovane archivista londinese, si aprono le porte del passato. Perché la casa disegnata nell’album ricorda tanto quella della fiaba che sua madre le raccontava da bambina.
Chi è la donna della fotografia, la cui presenza sembra così vicina a Elodie? Dove si trova quella casa che la giovane pensava esistesse solo nella sua fantasia? Quale collegamento c’è tra il pittore Edward Radcliff e la donna della fotografia? Quale mistero nasconde l’estate del 1862, quando le vite di Radcliff e dei suoi amici furono sconvolte dalla morte di una giovane donna e dalla scomparsa di un prezioso diamante?

Come suo solito, Kate Morton sceglie di sviluppare il racconto intorno a una vecchia casa di campagna, teatro di misteri che pagina dopo pagina si dipanano sotto gli occhi dei lettori, mostrando le intricate relazioni fra le vite di personaggi apparentemente senza collegamento. Così, in un intricato meccanismo di relazioni che si snoda fra passato e presente, si dipana un romanzo storico in cui la storia di Elodie, eroina moderna in lotta con il ricordo della madre, si intreccia con quella di Birdie, orfana della Londra vittoriana, di Ada, piccola studentessa ribelle di un collegio femminile, di Leonard, reduce della Grande Guerra che porta il peso della morte del fratello e di Juliet, che durante la Seconda Guerra Mondiale si trasferì con i figli a Birchwood Manor per sfuggire ai bombardamenti e di un diamante, il Blu Radcliff, che ha segnato per lungo tempo il destino di coloro che l’hanno posseduto.

Esistono poche certezze a questo mondo… ma posso condividerne una che ho verificato di persona: la verità di una storia dipende sempre dal narratore.

Per rendere più profondo il racconto, la Morton sceglie due punti di vista narrativi: uno in prima persona, che attraverso l’occhio speciale del narratore permette al lettore di calarsi completamente nel fulcro del mistero da svelare, e uno in terza persona che favorisce, invece, la piena sintonia con le vivide descrizioni dei sentimenti di ciascun personaggio. La verità si dipana così, pagina dopo pagina, sotto gli occhi curiosi del lettore, che alla fine avrà solo una voce, quella della “donna del ritratto” per chiudere il cerchio su una vicenda durata centocinquant’anni.

Gli esseri umani si comportano come curatori di una galleria d’arte. Ciascuno ricorda solo ciò che gli fa piacere e dispone quei ricordi in sequenza, come pezzi da esposizione, per creare una narrazione lusinghiera. Alcuni eventi richiedono un’aggiustatina o una lucidata; altri vengono scartati, e finiscono con il mucchio di cianfrusaglie nel sottoscala delle mente. Dove, con un pizzico di fortuna, saranno prontamente dimenticati. L’inganno non è intenzionale. Non c’è altro modo per vivere con se stessi e con il grande peso del proprio passato.

Il romanzo si conferma un’opera complessa per intreccio di personaggi e fatti ambientati in diversi periodi storici, ma la scrittura fluida e al contempo evocativa della Morton riesce a descrivere le scene con vivida intensità. Il lettore si inoltra pian piano nelle pieghe del tempo e dello spazio e sembra quasi di percorrere i luoghi descritti, di partecipare agli eventi, di sentire il profumo dei fiori e il fruscio del vento fra le fronde degli alberi.

La sua penna scorrevole dipana con delicatezza i complessi intrecci relazionali, mettendo al centro i sentimenti più vividi – in particolare quelli familiari fra genitori e figli o fra fratelli. Tutti i personaggi sono accomunati dal senso di aspettativa nei confronti del futuro e il peso del passato che bussa prepotentemente. Tutti sono in fuga da qualcosa, legati nella perdita di una persona cara e nel mistero che l’avvolge. Tutti si sentono in parte in colpa e cercano un loro personale riscatto.

Il riscatto da una vita di attese e di rassegnazione al senso di colpa.

Prodotto fornito dalla CE per la collaborazione.

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