[Recensione] Il tribunale delle anime – Donato Carrisi

Dov’è che cambiamo? si chiese. Quand’è che la storia di ognuno si modifica in maniera irreversibile? 

Era da qualche tempo che non prendevo in mano un thriller psicologico, e sono veramente contenta che la scelta sia ricaduta su un romanzo di Donato Carrisi. Conoscevo l’autore di fama, oltre che per il David di Donatello vinto per l’adattamento cinematografico del suo romanzo La ragazza nella nebbia, per il quale ha curato la regia e la sceneggiatura. 

Roma, una giovane studentessa scompare nel nulla. A non credere all’allontanamento volontario due uomini, che insieme cercano di rimettere insieme i pezzi di un rapimento che potrebbe condurre a uno spietato serial killer. Milano, Sandra è una giovane fotorilevatrice della Scientifica che ha perso il marito in un inspiegabile incidente che potrebbe aprire la strada a segreti inconfessabili. Mentre la pioggia cade scrosciante sulla capitale, Sandra e il misterioso Marcus si trovano a combattere contro il tempo per fermare la sanguinaria scia di morte e vendetta messa in atto da uno sconosciuto che sembra in grado di risolvere efferati omicidi rimasti incompiuti.

Scrittore, sceneggiatore, giornalista, con una laurea in giurisprudenza e specializzazione in criminologia e scienze del comportamento, Carrisi pubblica Il tribunale delle anime nel 2011 con Longanesi (qui nella versione del 2018 venduta in abbinamento a Oggi e Corriere della sera).

Gli ingredienti per un ottimo thriller ci sono tutti. Un salto nella Roma più mistica dove realtà e illusione si scontrano nella spietata caccia a un serial killer e nella ricerca della verità e di sé stessi da parte di due personaggi dilaniati dal loro passato. Vittime e carnefici si fondono in cerca di una loro personale vendetta. Storie che si intrecciano senza alcun legame apparente e i cui protagonisti sono burattini fra le mani di un pericoloso vendicatore. 

Ma ciò che veramente incute apprensione in questo romanzo è la sottile linea di demarcazione fra bene e male, fra luce e tenebre che è così facile superare. 

Non è la tenebra il vero pericolo, ma la condizione intermedia, dove la luce diventa ingannevole. Dove il buono e il cattivo si confondono, e non si riesce a distinguerli. 

Il male non si nasconde nel buio. È nell’ombra.

Con una penna scorrevole, incalzante, mai banale Carrisi intreccia vite e storie diverse, deviando magicamente il lettore e lasciando in sospeso il vero mistero fino alle ultime pagine. Nella trama non lineare si intrecciano presente e passato, in un sistema circolare che invita il lettore a ragionare personalmente sugli avvenimenti. Cosa hanno in comune le misteriose vendette del presente con la caccia, nel passato, a un serial killer trasformista? Le identità dei personaggi sono fluide, la ricerca di sé stessi e dei fantasmi del passato conducono a numerosi flashback apparentemente slegati alla trama principale ma che invece si dimostrano risolutivi per chiudere il cerchio. 

Carrisi ha fatto riferimento a due importanti “incontri” che hanno favorito l’idea di questo romanzo. Il primo con un sacerdote che l’ha iniziato ai misteri della Penitenzieria Apostolica, il più antico tribunale della Curia romana, “archivio dei peccati e del ruolo dei penitenzieri nel mondo”, il cui ruolo costituisce il corpo centrale del romanzo; la seconda con il primo serial killer trasformista della storia, che invece permea i flashback del romanzo. 

L’autore ha saputo dosare bene la complessità dell’intreccio narrativo, dei numerosi personaggi e delle storie che si susseguono nella narrazione, aprendo il lettore alla conoscenza di fatti storici, luoghi della capitale e soggetti della criminologia che gli amanti del genere non potranno che apprezzare.

A presto!!!

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