[Recensione] L’altro convento – Stefania Durbano

Ho scritto questo libro perché non potevo farne a meno. Perché penso sia bello avere la possibilità di scoprire l’inaspettato, di raccontare che in ognuno di noi esiste il buono e il cattivo, sempre.

Con queste parole Stefania Durbano, autrice di L’altro convento (Bookabook, 2018, 249 pg, 15,00€), ci trasporta nel convento di Belmonte, dove suor Maria e le sue consorelle accolgono ragazze in difficoltà. Un luogo di recupero, in cui poter ritrovare la serenità e praticare un percorso di rinascita personale. Così appare a Delia, rifiutata dalla famiglia e senza un luogo dove andare. Eppure sembra che qualcosa di misterioso si nasconda nel convento e che suor Maria e le ragazze ospiti vogliano celare a Delia una verità inconcepibile.

Attraverso l’inserimento di Delia al convento Stefania Durbano sonda il rapporto fra bene e male, mostrandoci il lato nascosto e oscuro delle persone, il passato da cui è difficile liberarsi, la sete di potere che ottenebra la mente, la violenza sulle donne. L’autrice indaga il rapporto di dipendenza che si crea inevitabilmente fra chi dona accoglienza e protezione e chi la riceve, sondando il delirio di onnipotenza e di controllo che si esercita nel convento. Le ragazze accolte, uscire dal baratro della droga, della prostituzione e della violenza, si trovano inevitabilmente costrette a entrare in una nuova forma di sfruttamento che utilizza la loro debolezza e solitudine per perpetuare violenze fisiche e psicologiche. Dietro gli aguzzini si nasconde la facciata ipocrita dell’apparenza di rispettabilità e perbenismo che deriva dal ruolo ricoperto nella società. 

In contrapposizione, per rimarcare che ancora esistono persone che perpetuano forme di aiuto disinteressato, l’autrice utilizza il più semplice degli espedienti, l’amore incondizionato di chi non guarda al passato. Quell’amore che è speranza di riscatto dai mali subiti e dagli errori del passato.

Il tema è di forte attualità e, al di là del luogo in cui ambientato, si può applicare a tantissimi casi reali di sfruttamento in cui si fa leva sulle paure e le insicurezze di persone psicologicamente deboli per alimentare il proprio ego e la propria sete di potere, creando un rapporto di sudditanza e legando le persone attraverso il controllo della loro vita, la minaccia della solitudine o del male verso i propri cari, l’idea che nessuno potrà mai aiutarli oltre loro, la mancanza di credibilità delle loro parole rispetto a quelle di persone socialmente rispettate.

Il libro si legge d’un fiato, complice un linguaggio semplice, capitoli brevi e dialoghi veloci. I personaggi sono psicologicamente ben tratteggiati, soprattutto attraverso il racconto del loro passato e delle motivazioni che muovono le loro azioni nel presente. Anche se l’autrice rende sin da subito chiaro al lettore cosa accade nel convento (e io al contrario avrei preferito che creasse una maggiore aura di mistero) il senso di tensione è palpabile e assorbe il lettore, che si sente partecipe della storia delle protagoniste.

L’altro convento è un libro attuale che fa riflettere e indignare, che solleva interrogativi sull’irreprensibilità sociale e che segue con occhio lucido la parabola discendente e le debolezze di persone facili alla manipolazione. In un finale che lascia l’amaro in bocca.

… ormai aveva imparato che le punizioni peggiori sono quelle che infliggi fingendo di non poterne fare a meno… Le punizioni peggiori sono quelle nelle quali non torci neppure un capello, ma usi le parole con una tale grazia e precisione da lasciare tramortito chi ti ascolta.

Prodotto fornito dalla CE per la collaborazione.

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